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mercoledì 19 novembre 2025

Night receptionist

 
Receptionist notturno seduto alla scrivania della reception di un hotel, illuminato dalla luce della lampada, mentre lavora al computer in un ambiente elegante e silenzioso.
🌙 Il Night Receptionist: il guardiano silenzioso dell’hotel

Oggi voglio parlarvi di una figura che mi sta particolarmente a cuore, perché è stato il mio primo ruolo nel mondo dell’ospitalità. Ho iniziato quasi per caso, in un grande villaggio turistico, come receptionist notturno: un lavoro che all’inizio può sembrare “semplice” o persino tranquillo, ma che in realtà richiede autonomia, sangue freddo e tanta responsabilità.

Quella del night receptionist è una professione spesso sottovalutata, ma fondamentale per il buon funzionamento di qualsiasi struttura ricettiva, dal piccolo B&B al grande resort internazionale.


👤 Chi è il night receptionist?

È il punto di riferimento dell’hotel durante le ore notturne, quando la maggior parte dello staff non è presente e la struttura è, di fatto, nelle sue mani.

È responsabile sia della parte operativa/gestionale, sia del presidio umano, perché anche di notte esiste accoglienza, sicurezza e assistenza agli ospiti.


🛠️ Le sue mansioni tecniche principali

Check-in e check-out fuori orario

Gestisce gli arrivi tardivi e le partenze anticipate, mantenendo la stessa professionalità del front office diurno.

✅ Chiusure contabili e preparazione dei report

In molti hotel è il night receptionist a svolgere il cosiddetto night audit, ovvero il controllo e la quadratura dei conti del giorno.

✅ Gestione del centralino e delle comunicazioni interne

È la voce dell’hotel per chi chiama di notte: medici, ospiti, fornitori, emergenze.

✅ Controllo della struttura e ronde notturne

Nei grandi hotel e soprattutto nei villaggi turistici, il night receptionist effettua ispezioni periodiche, controllando porte, accessi, luci, aree comuni, piscine, depositi, ecc.

✅ Monitoraggio della sicurezza

Spesso gestisce sistemi di videosorveglianza, allarmi e segnalazioni tecniche. In alcune strutture si coordina anche con vigilanza o forze dell’ordine.

✅ Preparazione dei materiali per il turno del mattino

Stampa arrivi e partenze del giorno successivo, aggiorna le rooming list, segnala criticità al front office manager.


🧠 Competenze richieste

🔹 Ottima conoscenza del gestionale e dei processi di front office

🔹 Capacità di lavorare in totale autonomia

🔹 Gestione dello stress e delle emergenze

🔹 Problem solving rapido (di notte non ci sono reparti di supporto!)

🔹 Padronanza delle lingue straniere

🔹 Attitudine all’accoglienza anche quando l’ospite arriva alle 3 del mattino


🤝 La parte umana del lavoro notturno

Il night receptionist è solo, ma non solo: è l’unico volto dell’hotel in un momento in cui tutti gli altri dormono.

🌙 Accoglie ospiti stanchi dopo ore di viaggio

🌙 Gestisce richieste improvvise (malesseri, disguidi, litigi, rumori)

🌙 Aiuta chi rientra tardi dalla serata

🌙 Ascolta, conforta, rassicura

🌙 A volte diventa confidente, mediatore, “angelo custode”


È un lavoro che forma il carattere, perché insegna a cavarsela senza supervisione e ad assumersi la piena responsabilità delle proprie decisioni.


🏨 Differenze tra night receptionist in hotel diversi

Tipo struttura Caratteristiche del lavoro notturno

  • B&B / hotel piccolo: più tranquillo, meno procedure, ma spesso più contatto umano. Certe volte viene richiesto di preparare le colazioni e fare delle pulizie.
  • Hotel business / città: arrivi tardivi continui, audit contabile obbligatorio
  • Resort o villaggio turistico: ronde obbligatorie, presidio aree esterne, più responsabilità di sicurezza
  • Hotel di lusso / catene: procedure molto rigide, reportistica strutturata, standard di accoglienza sempre alti anche di notte


⚠️ È un lavoro per tutti?

No. È perfetto per chi:

✅ ha forte senso di responsabilità

✅ sa gestire la solitudine senza viverla negativamente

✅ preferisce lavorare quando “tutto tace”

✅ è preciso e metodico

✅ ha equilibrio emotivo (mentre intorno è tutto silenzioso, l’imprevisto pesa il doppio)



🌍 La mia esperienza personale come night receptionist

Il lavoro notturno mi ha insegnato più di qualsiasi corso, perché di notte non puoi delegare: devi saper fare tutto.

Nel mio percorso ho imparato:

🧹 Housekeeping – Sono stato affiancato dalla governante per imparare a rifare correttamente una camera, preparare una culla, sistemare un set di cortesia, controllare una camera “out of order”.


🔧 Manutenzione – Ho imparato dai tecnici a gestire i quadri elettrici, le pompe della piscina, il generatore d’emergenza, l’impianto idrico e le procedure in caso di blackout o allagamento.

Di notte si diventa la “prima linea” anche per questo.


🚐 Navettista – Accompagnavo gli ospiti dal parcheggio al villaggio con la navetta notturna: un modo per garantire assistenza anche oltre la reception.


📂 Gestione amministrativa – Archiviavo documenti, sistemavo il magazzino, preparavo i report e chiudevo la cassa: tutto ciò che di giorno era diviso tra più reparti, di notte diventava una sola figura: io.


Questa esperienza mi ha formato più di qualsiasi manuale, perché il night receptionist è, a tutti gli effetti, il professionista più trasversale dell’hotel: conosce tutto, vede tutto, collega tutto.


🔚 Conclusione: perché il night receptionist è una figura fondamentale

Il night receptionist non è “quello che sta lì di notte”:

✅ è chi chiude la giornata e prepara quella successiva

✅ è chi protegge la struttura quando nessun altro c’è

✅ è chi accoglie l’ospite più stanco, più fragile, più imprevedibile 

✅ è il collante tra reparti, perché conosce tutto il dietro le quinte

✅ è spesso il primo vero allenamento per diventare Front Office Manager, Direttore d’Hotel o Formatore dell’ospitalità


✨ Perché ho voluto dedicargli un articolo

Perché il night receptionist è il cuore silenzioso dell’hotel. Se il giorno è spettacolo, la notte è backstage: la qualità di una struttura si misura anche da ciò che accade quando le luci sono spente.

Ed è proprio dall’esperienza notturna che molti receptionist imparano davvero come funziona un hotel a 360°.

martedì 11 novembre 2025

Storie di accoglienza: intervista a Adriano De Sanctis

 

Intervista a Adriano De Sanctis, nella foto insieme al suo il suo cane
Chi è Adriano De Sanctis e come nasce il progetto Welcome Dog System?

Adriano De Sanctis è un imprenditore e consulente con oltre venticinque anni di esperienza nella gestione alberghiera. Dopo aver guidato per anni l’Hotel Marina, a Roseto degli Abruzzi, lo ha trasformato in uno dei primi esempi italiani di struttura realmente dedicata alle famiglie con animali. Da quell’esperienza concreta, fatta di errori, tentativi e risultati misurabili, è nata l’idea di creare un metodo replicabile: Welcome Dog System (https://welcomedogsystem.it/) , oggi parte del progetto Digital Pet Marketing ( https://digitalpetmarketing.it/ )
L’obiettivo era colmare un vuoto: fornire agli hotel strumenti concreti per passare da un semplice “sì, accettiamo animali” a una vera accoglienza integrata. Il sistema unisce analisi degli spazi, formazione dello staff, servizi personalizzati e comunicazione efficace, con un approccio misurabile in termini di prenotazioni, reputazione e fidelizzazione. La spinta principale nasce dall’osservazione di un fenomeno reale: sempre più turisti viaggiano con animali, ma la maggior parte delle strutture non è pronta ad accoglierli in modo organizzato.


Essere “pet friendly” è una moda o una reale esigenza del mercato turistico?

Non è una moda, è un cambiamento strutturale del mercato. In Italia ci sono oltre 16 milioni di famiglie con animali domestici, e la tendenza è in crescita in tutta Europa. Basta osservare i dati di piattaforme come Booking o Airbnb, dove la voce “animali ammessi” è tra i filtri più utilizzati nella ricerca. Chi viaggia con un animale non cerca più un’eccezione: cerca una vera esperienza di vacanza inclusiva, senza rinunce.
Essere pet friendly oggi significa intercettare una fascia di clientela stabile, disposta a pagare di più per un’accoglienza coerente. Non è solo empatia verso gli animali, ma un vantaggio competitivo: le strutture che adottano questa filosofia riducono la dipendenza dalle OTA, migliorano l’occupazione nei periodi di bassa stagione e ottengono recensioni organiche più alte. Un esempio concreto: diversi hotel che hanno applicato il metodo Welcome Dog System hanno registrato un aumento delle prenotazioni dirette fino al 20% in meno di un anno.


Quali sono gli errori più comuni che le strutture commettono quando si dichiarano pet friendly?

L’errore più frequente è pensare che basti dire “pet friendly” per esserlo davvero.
Molti hotel pubblicano una foto di un cane sul sito o mettono una ciotola in camera e credono di aver risolto. Ma poi impongono restrizioni di peso (“solo fino a 10 kg”), vietano l’accesso in ristorante o fanno pagare supplementi sproporzionati per la pulizia. Queste contraddizioni generano frustrazione e recensioni negative.
Un altro errore comune è non avere una pet policy chiara e diffusa: capita spesso che il personale non sappia nemmeno quali regole comunicare. Oppure che il sito web parli di “accoglienza per animali” e al check-in arrivino limitazioni non dichiarate. In un’epoca in cui la reputazione digitale è tutto, questa incoerenza può compromettere la fiducia del cliente. La regola è semplice: se un ospite con cane deve chiedere “ma può entrare qui?”, qualcosa non funziona.


Cosa serve per diventare davvero pet friendly?

Servono tre pilastri: spazi, servizi e persone.
Gli spazi devono essere pensati, non improvvisati: camere facili da pulire, aree esterne dedicate, percorsi sicuri, zone ristoro accessibili anche con animali. I servizi devono essere concreti: welcome kit con tappetino, ciotole e copertina; zone dog wash per sciacquare il cane dopo la spiaggia; spazi ombreggiati e punti acqua nei giardini o nelle aree comuni.
Ma il vero salto di qualità arriva dalle persone. Un’accoglienza pet friendly efficace nasce da uno staff formato, capace di gestire situazioni pratiche (come un cane che abbaia in camera o un ospite che teme gli animali) con equilibrio e professionalità. Non serve essere amanti dei cani: serve essere preparati. In molte strutture seguite da Welcome Dog System, il cambiamento più visibile non è stato l’arredo, ma l’atteggiamento dello staff.


Quali sono i servizi che fanno la differenza?

Le esperienze migliori derivano da servizi semplici ma studiati con attenzione. Un esempio è il “Dog Corner”, una piccola area relax con acqua fresca, ombra e biscotti, che costa pochissimo ma genera entusiasmo tra i clienti. Oppure la “Dog Breakfast Area”, uno spazio esterno dove gli ospiti possono fare colazione con il proprio cane senza sentirsi esclusi.
Altri hotel hanno introdotto la figura del “Pet Concierge”, che fornisce informazioni su spiagge accessibili, veterinari, dog sitter o percorsi naturalistici nei dintorni. In alcuni casi si creano perfino pacchetti esperienziali: trekking con cane, shooting fotografici, giornate al lago o in spiaggia riservate.
Il valore percepito cresce perché l’hotel dimostra di aver pensato anche all’ospite a quattro zampe. E questo, nel mondo del turismo esperienziale, fa la differenza.


Cosa puoi dirmi sulla formazione e sul ruolo del  “pet receptionist”?

La formazione è la base dell’accoglienza consapevole. In molte strutture lo staff non è preparato, e questo genera incomprensioni. Un receptionist che reagisce con fastidio o incertezza al cliente con cane rovina tutto il lavoro di marketing.
Un “pet receptionist” formato, invece, sa gestire le domande, anticipare i bisogni e trasmettere serenità. Deve conoscere la pet policy, i servizi interni, le regole di convivenza e i partner esterni (come toelettatori o veterinari). Sa quando intervenire e come prevenire problemi tra ospiti con e senza animali.
In diverse strutture formate con Welcome Dog System abbiamo introdotto micro-script per l’accoglienza: semplici frasi e atteggiamenti che trasformano il check-in in un momento positivo. Non serve improvvisare: serve metodo.


Opportunità economiche e strategie di revenue, cosa puoi dirmi in merito?

Un hotel pet friendly ben organizzato può generare ricavi aggiuntivi significativi.
Oltre all’aumento delle prenotazioni, ci sono servizi a pagamento come il pet set premium, il dog sitting, la toelettatura su richiesta o i pacchetti weekend “Pet Lovers”. Ogni servizio può diventare una leva di upselling e cross-selling se gestito correttamente.
Ad esempio, un hotel in Romagna che ha adottato il sistema ha creato un “Dog Relax Package” con camera dedicata, menù personalizzato e servizio fotografo: risultato, camere vendute al 25% in più rispetto alla tariffa standard.
Essere pet friendly non è un costo, ma una strategia di posizionamento. Chi lo capisce prima, conquista il mercato.


C'è un messaggio che vorresti lasciare agli hotel che vogliono iniziare questo percorso?

Non serve trasformare subito la struttura, serve iniziare con consapevolezza. Il primo passo è analizzare lo stato attuale: come vengono accolti gli animali oggi, quali limiti esistono, come reagisce lo staff.
Poi serve una visione chiara: a che livello voglio arrivare? Voglio essere semplicemente accogliente o diventare un punto di riferimento per i pet lovers?
Il cambiamento parte dalle persone e dalla mentalità, non dai metri quadrati.
Chi ha il coraggio di fare questo passo non solo attira nuovi clienti, ma costruisce una reputazione autentica, basata su esperienze reali e soddisfazione.
Perché il vero pet friendly non è quello che mette una ciotola… è quello che fa sentire a casa, insieme.


Ringrazio Adriano per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la sua esperienza e i suoi preziosi consigli del mondo pet friendly.

Per conoscere meglio la sua attività, vi invito a visitare i sui siti e a seguirlo sui canali social:

Linkedin Adriano De Sanctis

Sito web: Welcome Dog System

Sito web: Digital pet marketing

Pet friendly

 
Receptionist sorridente che accoglie una cliente con il suo cane al guinzaglio nella hall di un hotel pet friendly, a dimostrazione di un’accoglienza inclusiva anche per gli animali domestici.
🐾 Pet Friendly in Hotel: accoglienza autentica, non una moda

🌍 Negli ultimi anni, sempre più persone scelgono di viaggiare con i propri animali domestici. Questo ha portato molte strutture ricettive a introdurre il servizio “pet friendly”, ma spesso senza comprenderne il vero significato. Essere un hotel pet friendly non significa semplicemente accettare animali, ma garantire loro un’esperienza di accoglienza reale, rispettosa e strutturata, al pari di qualsiasi altro ospite.


🧠 Pet Friendly non è marketing: è cultura dell'accoglienza

Molte strutture inseriscono la dicitura “pets allowed” solo per attrarre una nuova fetta di mercato, ma senza offrire servizi adeguati. Questo genera delusione, recensioni negative e un danno d’immagine.

Accogliere animali non deve essere un pretesto commerciale, ma una scelta consapevole che nasce da una visione di ospitalità inclusiva. Un ospite che viaggia con il suo cane o gatto non cerca un “tollerato”, ma un “benvenuto”.


🛎 Cosa significa essere realmente Pet Friendly?

✔️ Avere spazi adeguati (aree dedicate, percorsi consentiti, zone non accessibili)

✔️ Fornire kit di benvenuto per l’animale (cuccia, ciotole, tappetino assorbente, snack, acqua)

✔️ Stabilire regole chiare ma non punitive (non lasciarli soli per ore, rispetto degli altri ospiti)

✔️ Garantire sicurezza e igiene (pulizia profonda post-soggiorno, sanificazione mirata)

✔️ Formare il personale alla gestione degli animali ospiti

✔️ Sapere cosa fare in caso di emergenza veterinaria


Essere pet friendly significa pensare al comfort dell’animale e alla serenità del proprietario, non solo “accettare un cane in camera”.


🧳 Chi viaggia con un animale cosa cerca davvero?

  • 💬 Chi viaggia con animali domestici, lo fa per amore. Spesso li considera membri della famiglia. Per questo motivo apprezza:
  • Strutture che non fanno sentire in colpa l'ospite per la presenza dell’animale.
  • Spazi esterni dove, ad esempio, il cane può passeggiare o giocare senza stress.
  • La possibilità di mangiare insieme al proprio animale (in sala dedicata o tavolo all’esterno).
  • Una reception preparata a informare su parchi, spiagge, veterinari, pet shop.
  • Quando un hotel risponde a queste esigenze, diventa una scelta ricorrente, non occasionale. L'ospite tornerà, racconterà l’esperienza e farà pubblicità positiva spontanea.


🐶 Gli errori da evitare assolutamente

🚫 Accettare animali ma vietare loro quasi tutto

🚫 Chiedere supplementi elevati senza fornire reali servizi

🚫 Lasciare che il personale “si arrangi” nel gestire ospiti a 4 zampe

🚫 Considerare l’animale un problema, non un ospite


🏨 Piccoli Hotel vs Grandi Catene: differenze nella gestione

📌 Piccoli hotel o B&B

Possono distinguersi per accoglienza personalizzata, flessibilità e rapporto umano diretto con proprietario e animale.


📌 Grandi hotel o catene

Hanno risorse per servizi strutturati: pet sitting, aree dedicate, menù per animali, partnership con brand pet care.


Non è la dimensione a fare la qualità, ma la coerenza tra promesse e realtà.


✅ Perché un hotel dovrebbe investire seriamente nel pet hospitality?

  • Aumenta la brand reputation.
  • Riduce il rischio di recensioni negative da viaggiatori pet owner (una community molto attiva online).
  • Differenzia l’hotel rispetto ai concorrenti.
  • Favorisce la fedeltà dell'ospite, che spesso viaggia più volte l’anno.
  • Il turista pet è disposto a spendere anche oltre la media, ma solo se trova valore reale.


📌 Conclusione

Essere un hotel pet friendly non è una moda passeggera, ma una forma moderna di ospitalità consapevole. Accogliere un animale significa accogliere davvero il suo proprietario: con empatia, organizzazione e professionalità.


📸 Clicca qui per accedere all’intervista esclusiva a Adriano De Sanctis, esperto consulente in ospitalità pet friendly, che ci racconterà nel dettaglio come trasformare l'accoglienza dei pets in prenotazioni.

martedì 4 novembre 2025

Storie di accoglienza: ospitalità autentica

 

Fontana nel lago a Vondelpark, Amsterdam

Immedesimarsi nei nostri ospiti ci può servire per capire meglio come poterli aiutare.

Nell’estate del 2024 ho incontrato una coppia di ospiti italiani in vacanza ad Amsterdam. Marito e moglie, entusiasti di scoprire i Paesi Bassi per la prima volta. Sin dal loro arrivo, però, ho percepito una difficoltà importante: non parlavano inglese, e questo li metteva in imbarazzo in molte situazioni quotidiane.

Ho deciso allora di mettermi nei loro panni e di assisterli in tutto ciò che potevo. Mi sono occupato personalmente delle prenotazioni dei tour e delle escursioni, e ho selezionato ristoranti sicuri per il marito, celiaco. Ho preparato una lista di posti in cui poter mangiare senza rischi, ho dato loro consigli pratici per muoversi con i mezzi pubblici, acquistare biglietti e visitare i musei più belli senza stress.

Non si trattava solo di dare informazioni, ma di accompagnarli davvero nella loro esperienza, con attenzione e sensibilità. La coppia ha colto questo impegno e mi ha ringraziato più volte, sottolineando che avevo fatto qualcosa che andava oltre il mio lavoro. Le loro parole, piene di gratitudine, mi hanno confermato che gentilezza ed empatia sono il cuore dell’ospitalità autentica.

Questa esperienza mi ha insegnato (anzi, ricordato) che a volte basta poco  un gesto di disponibilità, un ascolto sincero, una mano tesa — per trasformare un viaggio in un ricordo indimenticabile.

👉 Accogliere significa entrare nel mondo dell’altro, comprenderne i bisogni e rendere ogni soggiorno unico.

✨ E tu? Ti è mai capitato di vivere o offrire un’accoglienza che ha fatto davvero la differenza? Raccontalo nei commenti o inviami un messaggio tramite il modulo di contatto.