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venerdì 30 gennaio 2026

Storie di accoglienza: intervista a Giuseppe Taranto

 
Intervista a Giuseppe Taranto
Chi è Giuseppe Taranto?

Giuseppe Taranto è un General Manager d'Hotel con alle spalle un’esperienza ultra

ventennale nel settore turismo: gavetta iniziata nelle agenzie di viaggi e poi concentrata

nell’hotellerie passando per tutti i ruoli dell’Hospitality, consulenza alberghiera, start up

commerciali e cinque nuove aperture negli ultimi anni oltre ad interventi come speaker in

occasione di seminari ed eventi formativi in Italia ed all'estero. Attualmente è Vice

Presidente dello Skål International Club Napoli, organizzazione professionale internazionale

di “Leader” nel Turismo che oggi conta circa 13.000 soci in oltre 300 Clubs in 101 nazioni.


Giuseppe, come e quando nasce la tua passione per il mondo dell’ospitalità?

La mia passione per il mondo dell'Ospitalità nasce in tenera età, quando avevo circa 12

anni; avevo uno zio che lavorava in uno dei più prestigiosi e storici Hotel della città di Napoli

ed un sabato pomeriggio andai con mio padre a salutarlo al lavoro. Appena entrato in Hotel

rimasi folgorato dall'ambiente elegante e scintillante che mi circondava; decisi quindi che

quello sarebbe stato il mio lavoro da grande e di coltivare il sogno di diventare Direttore

d'albergo; sogno che anni dopo sono riuscito ad avverare.


Qual è stato il tuo percorso di formazione, sia tecnica che personale, nel mondo dell’hospitality e quanto ha inciso nella tua crescita?

Dopo aver scelto di lavorare nell'Ospitalità iniziai gli Studi all'Istituto Alberghiero e proprio

grazie alla scuola iniziai ad entrare nel mondo del lavoro; al termine del quarto anno di studi,

a seguito di uno stage con l'intera classe, l'Agenzia di Viaggi ed Organizzazione Eventi che

ospitava l'attività decise di propormi uno stage individuale nei mesi estivi, grazie al fatto che

avevo una buona dimestichezza nell’utilizzo del pc e di vari software, e per due anni alternai

scuola e lavoro fino al conseguimento del diploma come Tecnico per i Servizi Turistici (oggi

il percorso di studi è denominato Accoglienza Turistica). Poche settimane dopo iniziai a

lavorare come Addetto al Ricevimento in un piccolo Hotel 4 stelle a Napoli, era il 2004, e da

tal momento non mi è capitato quasi mai di fermarmi. La mia formazione è stata

successivamente perlopiù da autodidatta, in quanto cercavo di apprendere quanto più

possibile sul settore da Libri, Forum online, Riviste e , soprattutto, dall’esperienza sul campo,

talvolta sbagliando, ma non ripetendo mai lo stesso errore; questo mi ha permesso di

definire le mie best practices personali che oggi porto con me e cerco di condividere.


Più che la formazione, ha inciso la volontà di voler raggiungere i miei obiettivi professionali;

sono originario di un quartiere molto popolare, i Quartieri Spagnoli a Napoli (abitavo a pochi

metri dall'oggi famoso murales di Maradona e dall'omonimo Largo), e questo Ti dà

sicuramente una marcia in più e comunque una grande ambizione.


Guardando indietro, quali sono state le difficoltà più grandi che hai dovuto affrontare e cosa ti hanno insegnato?

Avendo iniziato a lavorare molto presto, una costante dei primi anni della mia carriera è stata

quella che quando partecipavo a selezioni di lavoro mi veniva indicato che ero troppo

giovane per essere preso in considerazione; tale situazione generò le prime Sliding Doors

nella mia vita, in quanto dovevo decidere se mollare e cambiare settore lavorativo o

formarmi per arrivare al livello di chi aveva un'età anagrafica superiore alla mia (ovviamente

scelsi la seconda); per il resto, dato che nessuna condizione economica o operativa era un

freno al raggiungimento dei miei obiettivi, l'elemento più probante è stato sicuramente la

gestione delle persone e dei rapporti con esse, che siano Collaboratori, Partner, Ospiti, ecc.,

ma ho imparato tantissimo da tale gestione, conoscenza che è impossibile imparare da

qualsiasi libro, perché il settore dell'Ospitalità è un po' una metafora della vita: può

succedere, o meno, tutto ed il contrario di tutto, da un momento all'altro; tutto dipende da

come si reagisce a ciò che accade; tra l'accadimento e la reazione, è lì che si cresce, sia

professionalmente, ma, soprattutto, umanamente.


Nel tuo lavoro parli di accoglienza come esperienza e non solo come servizio. Cosa significa per te “accogliere” davvero un ospite?

Accogliere per me vuol dire coniugare tre aspetti: Etica, Comunicazione e Tecnica in

funzione dell' “Aver Cura” degli Ospiti e delle loro esigenze, cercando di anticiparle. Il vero

lusso è proprio questo ed è il modo in cui un servizio immateriale diviene tangibile ed

apprezzabile. Offrire Lusso non vuol dire offrire spazi con arredi costosi o servizi all'ultima

moda, ma avere cura e considerazione del prossimo; secondo questo presupposto anche la

piccola Struttura può offrire Lusso; questo influisce positivamente sulla Brand Reputation

della Struttura e di conseguenza sulla possibilità di ottimizzarne i ricavi.


Quanto conta il fattore umano in un’epoca sempre più digitalizzata?

Il fattore umano è alla base dell'Accoglienza; le nuove tecnologie, l'AI su tutte, aiuteranno

sicuramente nell'operatività, ottimizzandone i processi, ma solo una conoscenza Tecnica del

Settore oltre a doti Comunicative e ad un'Etica innata, permetteranno di utilizzare tali


strumenti all'ennesima potenza, perchè solo “addestrando” al meglio le nuove tecnologie si

potranno raggiungere importanti traguardi.


Come nasce l’idea di scrivere Best Receptionist?

Prima parlavo dell'inizio della mia carriera, quando da autodidatta acquistavo libri tecnici di

settore per migliorare le mie conoscenze e competenze; ebbene all'epoca non mi fu

possibile, perché non c'era, trovare un testo con spunti pratici che mi guidasse

professionalmente; ebbene, Best Receptionist nasce per dare una risposta al me diciottenne

dell'epoca, come tanti diciottenni di oggi, su come avviare una carriera nell'Ospitalità; il teto

nasce però anche anche per supportare professionisti che già operano nel settore,

stimolando al continuo miglioramento grazie al confronto.

L'opera vide la luce nel Luglio 2022, ma la scrissi interamente in un mese, nel Febbraio

2021, in un periodo in generale poco positivo per tutti, quando era necessario reagire anche

professionalmente a notizie incerte sul futuro del settore. Fu inoltre necessario oltre un anno

per pubblicare il testo e per operare un'attività di editing.

Aggiungo che la formazione è sempre stata la mia passione e ritengo Best Receptionist la

prima pietra per dare vita a tanti futuri progetti personali.

Credo inoltre che ogni professionista del settore debba fornire il proprio personale contributo

alla crescita delle nuove leve e, anche per dovere, mi sono impegnato in tal senso.


Che tipo di riscontro hai ricevuto da lettori, studenti e professionisti del settore dopo la pubblicazione?

Il riscontro ricevuto su Best Receptionist, pur non riuscendo ancora a dedicare molto tempo

al successivo sviluppo del progetto, è stato molto positivo, tanto che il libro è arrivato alla

terza ristampa. La pubblicazione del Libro mi ha permesso di visitare molti Istituti

Professionali dal Sud al Nord Italia, grazie all'invito di Docenti e Dirigenti Scolastici, che

definirei “Illuminati”, perchè hanno trovato nell'opera un valido supporto per l'insegnamento e

per trasmettere passione per il percorso di Studi nell'Accoglienza Turistica; difatti, quello che

ho compreso, è che oggi, al di là di ogni singola area del Paese, vi sono delle difficoltà nel

creare nuove classi di Studi nell'Accoglienza Turistica; a tale proposito, è fondamentale che i

professionisti del Settore stiano al fianco dei docenti e dei Dirigenti d'istituto, fornendo il loro

supporto; sebbene sarebbe di base necessaria una revisione dei percorsi scolastici, in

attesa di interventi delle istituzioni, è bene essere operativi.

Il feedback da parte dei professionisti del settore è stato anche molto positivo, perché hanno

trovato nel testo un punto di confronto operativo per la figura del Receptionist a 360°, che

non solo si occupa di gestire l’Ospite quando è in Hotel, ma anche delle vendite, con la


gestione delle prenotazioni; perchè è questa la realtà che si trova nella maggioranza delle

Strutture Ricettive Italiane.

Il confronto sia per lettori, studenti e professionisti prosegue attraverso le pagine Social di

Best Receptionist, su LinkedIn, Facebook ed Instagram, in cui ogni settimana vengono

pubblicati due contenuti; da oltre tre anni a questa parte, oltre quanto riportato nel testo,

abbiano dedicato post a Best Practice comportamentali / operative, come ad esempio come

comportarsi se si è in malattia, come gestire il cambio del posto di lavoro ed altri argomenti

che generalmente non vengono trattati, ma che hanno dato avvio ad un’interessante

partecipazione.


Che consiglio daresti a chi oggi si affaccia per la prima volta a questo mestiere?

Innanzitutto, consiglierei di avere pazienza con sé stessi ed indicherei che per raggiungere i

traguardi professionali ci vogliono forza di volontà, disciplina, cura di sè, spirito di sacrificio e

tempo. E’ importante formarsi e confrontarsi continuamente con Colleghi e Professionisti del

settore e questo può avvenire attraverso confronti online o iscrivendosi ad associazione di

settore. Consiglierei inoltre, quantomeno in fase iniziale, di porre la giusta attenzione

all’aspetto economico, che, soprattutto in avvio di carriera, potrebbe richiedere dei sacrifici,

che possono essere considerati come investimenti virtuali nella propria formazione, perché

si impara più da un giorno di operatività che da un corso di formazione di una settimana.

Suggerirei ancora di cercare di avere esperienze lavorative in varie tipologie di Struttura, in

Italia ed all’estero, e, anche occasionalmente, negli altri Reparti di una Struttura Ricettiva,

perchè questo contribuirà al successo quando si raggiungeranno ruoli di coordinamento.

Ultimo, ma non meno importante, è lo studio delle lingue straniere, quantomeno dell’inglese,

in quanto la conoscenza delle lingue straniere abbatte le barriere comunicative e consente di

accedere ad opportunità maggiori, potendo confrontarsi non solo in Italia, ma con il mondo

intero; in pratica “Think GLobal, Act Local”.


Come immagini l’evoluzione della figura del receptionist nei prossimi anni?

Vedo quella del Receptionist come una figura sempre più multitasking con maggiori capacità

manageriali, portata naturalmente ad un maggior coordinamento sia operativo, che delle

vendite.


Che messaggio vorresti lasciare a chi ogni giorno rappresenta, con un sorriso e una parola, la prima immagine di un hotel?

Vorrei sentitamente ringraziare chi si impegna tutti i giorni e con grande professionalità

accoglie Ospiti provenienti da ogni parte del mondo con un sorriso, ciononostante il suo


vissuto ed i suoi problemi personali / professionali che lascia fuori dall’operatività lavorativa,

cercando sempre nuove soluzioni a possibili problemi.

I propri sogni sono lì che aspettano di essere avverati; con volontà e non arrendendosi mai,

prima o poi si arriva agli obiettivi e non c’è limite a tanti altri nuovi traguardi, perchè “Più

duramente lavoro, più fortuna ho” (Cit. Thomas Jefferson). Sky’s The Limit!


Ringrazio Giuseppe per la disponibilità e per aver condiviso con noi la sua esperienza e la sua passione nel mondo dell'hospitality.

Per conoscere meglio la sua storia e la sua attività, vi invito a visitare il suo sito e a seguirlo sui canali social:

LinkedIn Giuseppe Taranto

LinkedIn Best Receptionist

Sito web Best Receptionist

lunedì 22 dicembre 2025

Storie di accoglienza: intervista a Valeria Paglia

 

Intervista a Valeria Paglia
Chi è Valeria Paglia?

Valeria Paglia è una Professionista che ha sempre avuto la passione per i viaggi e
l’ospitalità. Inizia il suo percorso formativo presso la scuola alberghiera Michelangelo
Buonarroti a Fiuggi ( Fr ) , già durante il percorso di studi ha affiancato viaggi ed esperienze
in campo, scegliendo di lavorare nei 5 stelle Lusso in Italia e all’estero.


Tra le varie esperienze possiamo indicare a Londra: Hotel Savoy, Hotel Bvlgari,
Svizzera: Hotel Splendide di Lugano
Roma: Hotel Hassler, Hotel Splendid, Hotel Parco dei Principi, Hotel Villa Agrippina.

Maturata l’esperienza professionale nei vari reparti ha scelto di dedicarsi soprattutto al
reparto housekeeping.

Nel 2021 è stata premiata a livello nazionale dall’associazione AIH come “ Miglior
professionista dell’anno” in qualità di formatrice.

Nello stesso anno nasce la scuola dedicata alla formazione della figura della Governante.
Oggi, i suoi corsisti vantano una carriera di successo nelle strutture alberghiere di alto livello,
Oggi La Valeria Paglia Academy è diventata una garanzia di Professionalità.


Valeria, parliamo della figura dell'housekeeping, chi è, e quali sono le principali responsabilità?

La Governante è un professionista che si occupa della gestione dell’organizzazione delle
pulizie delle camere seguendo determinati standard di qualità e tempistiche. Ci sono vari
livelli e variano in base al livello e allo standard di servizio richiesto dalla struttura sia di
proprietà che catena alberghiera.

Quanto è importante il ruolo dell’housekeeper nel garantire la soddisfazione dell'ospite e la reputazione dell’hotel?

Il ruolo della Governante è fondamentale e il perno principale del reparto, garantire servizio,
qualità e standard elevanti è importante, soprattutto in un periodo in cui il cliente è
consapevole di cosa sta acquistando ed arriva nella struttura con alte aspettative .


Spesso si associa l’housekeeping alla “pulizia”, ma in realtà c’è molto di più. Puoi raccontarci quali competenze gestionali e relazionali servono davvero?

Prima tale figura era assocciata solo alla pulizia delle camere, oggi invece è un vero e
proprio manager, deve avere delle competenze trasversali. Tale figura garantisce la
qualità, segue e forma lo staff di pulizie passo passo . controlla vari ambienti: camere,
area comune, pulizia e allestimento sale, manutenzione aree interne ed esterne della
struttura, spa, piscina, ristorante, plonge ... in tanti la definiscono “la mamma
dell’albergo”. Cura la la biancheria interna e quella esterna , soprattutto quella del
cliente.

In che modo l’housekeeper interagisce con gli altri reparti (front office, manutenzione, direzione, F&B)?

L’Houseekeper Manager si coordina in maniera attiva con tutti i reparti gestendo priorità e
richieste specifiche sia del cliente che dei reparti, essa lavora di pari passo e in sinergia con
i reparti osservando l’occupazione e gli eventi interni. Con tale ottica va a pianificare tutte le
attività, in vari momenti della giornata e della settimana effettua meeting con i capi reparti
per monitorare e modificare l’organizzazione.

Quali ruoli e posizioni ci sono all'interno di questo reparto?

All’interno della struttura possiamo avere un organigramma piu o meno complesso, in base
agli stndard qualitativi richiesti. Da qui nascono i vari livelli:


- Corporate Housekeeper
- Executive housekeeper
- Prima Governante
- Seconda Governante
- Floor Supervisor
- Room checker
- Referente
- Quality Manager


Possiamo trovare tali strutture più facilmente nelle catene alberghiere, ovviamente in alcune
realtà una figura ricopre più attività ottimizzando risorse ed organizzazione.


Quali sono oggi i requisiti e le competenze richieste per lavorare nell’housekeeping moderno?

Preparazione teorica sul settore, la gestione della giornata lavorativa, priorità e soprattutto gli
imprevisti, conoscenza dei sistemi informatici, leadership e tanta pratica.


Secondo te, qual è la differenza tra chi “lavora nelle pulizie” e chi è un vero “professionista dell’housekeeping”?

Quanto già elencato prima, la professionista dell’housekeeping la riconosci da come parla, da come si muove nel reparto e da come gestisce lo staff.


Che tipo di percorsi formativi offrite nella tua scuola?

La scuola offre una preparazione completa, teorica e pratica, per chi vuole avere successo nel settore. Tutti i nostri docenti sono professionisti di alto livello che tutt’oggi gestiscono strutture di High standard qualitativi. Il 99% dei nostri corsisti, appena usciti dal corso, alcuni anche prima dell’esame, viene contattato e assunto in strutture in tutta Italia e all’estero.


Quanto contano oggi le soft skills (empatia, leadership, organizzazione del tempo, comunicazione)?

Siamo uno dei reparti soggetti a stress e a continuo turn over del personale, le soft skill che hai indicato sono la BASE del nostro lavoro.


Come è cambiato il mondo dell’housekeeping negli ultimi anni, anche grazie alla tecnologia?

Siamo grati a questo periodo storico, tecnologia ed AI, hanno snellito tanti fogli di carta con
appunti, organizzazione, standard operativi, ranking dell’operatore e della squadra.


In che modo strumenti digitali e gestionali stanno supportando l’organizzazione del reparto?

Permettono al management di monitorare continuamente e in tempo reale l’andamento
generale e specifico del reparto, della squadra e del singolo componente.
Tale visione consente di correggere in corso d’opera eventuali errori e valorizzare il corretto
andamento.
Cosa molto importante il reparto housekeeping è molto ampio e contribuisce in maniera
importante sul revenue, avere un manager professionalizzato e formato fa la differenza.


Quali sono oggi le principali difficoltà che incontrano gli housekeeper o le cameriere ai piani?

Le principali difficoltà sono comunicazione e gestione delle priorità.


Cosa consigli a chi vuole intraprendere questa carriera?

Consiglio di NON ASCOLTARE chi rincorre la giornata, il nostro lavoro è arte, noi creiamo emozioni e stabilità  e un cliente ben accolto e coccolato ricorda l’esperienza.


Come vedi il futuro dell’housekeeping nei prossimi anni?

Vedo un reparto in crescita, valorizzato, modernizzato e uniformato. Non importa per quante
stelle si lavori, la differenza la fa lo standard e la passione che ci mettiamo ogni giorno nello
svolgere al meglio il nostro compito, a partire dal prodotto camera fino alla gestione del
reparto.


Qual è il tuo sogno o obiettivo personale per valorizzare sempre di più questa professione?

Il mio obiettivo di formare sempre più professionisti che portano a brillare il reparto come merita.


C’è un messaggio che vorresti lasciare alle persone, giovani e meno giovani, che si affacciano al mondo dell’hotellerie?

Viaggiare e lavorare in hotel è stata da sempre la mia passione, la cosa pià dura per me è
stata lasciare il mio paese e la mia famiglia a cui sono molto legata ma che devo ringraziare
in quanto hanno rispettato la mia voglia di conoscere cosa il mondo aveva da offrirmi.
Devo ringraziare tutti coloro che ho incontro nel mio percorso lavorativo, hanno saputo
trasmettere la passione e l’amore per il lavoro dell’hotellerie che spesso ci porta a non
guardare l’orologio. Ricordo capodanni a lavoro, sabato e domeniche in servizio, non mi
sono MAI pesati, chi lavorava con me aveva sempre la battuta pronta e un sorriso che mi
trasmetteva energia e voglia di fare anche quando incontravi il cliente più difficile da gestire.
Mi auguro di essere d’ispirazione per le nuove generazioni, auguro a tutti di avere coraggio
nel seguire i propri obiettivi professionali.
Infine formatevi formatevi formatevi.


Grazie Manuel per avermi dato la possibilità di raccontarvi la professione della Governante
d’albergo.


Ringrazio Valeria per la disponibilità e per aver condiviso con noi la sua esperienza e la sua passione nel mondo dell'hospitality.

Per conoscere meglio la sua attività e i corsi dedicati ai futuri professionisti del settore, vi invito a visitare il suo sito e a seguirla sui canali social:

LinkedIn Valeria Paglia

LinkedIn Valeria Paglia Hospitality

Sito web Valeria Paglia

giovedì 4 dicembre 2025

Storie di accoglienza: intervista a Guido Libonati

Intervista a Guido Libonati
Chi è Guido Libonati?

Guido Libonati è un consulente e formatore alberghiero con oltre vent’anni di esperienza tra hotel indipendenti e catene internazionali (Best Western, Holiday Inn...). 

Ha diretto strutture di varie dimensioni e ricoperto ruoli strategici nella gestione operativa, nel revenue management e nella formazione del personale.

Dopo anni trascorsi “sul campo”, Guido ha scelto di dedicarsi alla consulenza e alla formazione alberghiera, fondando Hospitality Cafè, un progetto che unisce didattica, divulgazione e supporto operativo agli hotel italiani. È riconosciuto per la sua capacità di rendere semplici concetti complessi, per l’approccio pratico e per uno stile comunicativo diretto, moderno e profondamente orientato alla qualità del servizio.


Come sei entrato in contatto con la realtà del Mystery Guest?

In realtà, il Mystery Guest è arrivato nella mia vita quasi per caso... o forse perché mancava proprio quello sguardo esterno e neutrale, che in hotel non ha quasi mai nessuno. Durante la mia esperienza da direttore, mi sono reso conto che, dopo un po’, smetti di vedere i difetti, ti abitui alle mancanze e dai per scontati interi processi. Così ho iniziato a chiedere a colleghi e persone di fiducia di “farsi un giro” senza dirlo a nessuno. Da lì ho capito quanto fosse prezioso uno sguardo esterno e quanto potesse fare la differenza. Da quel momento, il Mystery Guest è diventato una parte fondamentale del mio lavoro.


Per chi non conosce questa professione: chi è un Mystery Guest e qual è il suo vero ruolo?

Un Mystery Guest è un professionista dell’ospitalità che, su commissione della proprietà (o del management) di una struttura, si finge ospite e ripercorre tutte le fasi del soggiorno, dalla prenotazione al check out, osservando ogni singolo particolare con gli occhi, però, di chi ha esperienza. Osserva tutto, dall’accoglienza alla pulizia, dalla coerenza della comunicazione all’efficienza dei servizi. (In molti casi, chi commissiona il servizio richiede esplicitamente al MG di prestare attenzione a particolari aspetti, come standard o procedure interne).

Il suo ruolo non è quello di giudicare, ma di scattare una fotografia precisa, reale e oggettiva della sua esperienza, descrivendo, successivamente, la percezione del servizio, la qualità dei processi, la coerenza dell’identità e i punti di forza e di debolezza dell’hotel. Deve essere uno specchio fedele e mostrare ciò che il management dell’hotel non riesce più a vedere. Inoltre, deve essere in grado di stilare un report preciso e dettagliato della sua esperienza e presentarlo al management con la dovuta delicatezza (un manager potrebbe non gradire critiche in merito a iniziative o disposizioni che lui stesso ha suggerito o impartito).


Perché, oggi più che mai, gli hotel hanno bisogno di un Mystery
Guest?

Perché oggi gli standard non li fa più il mercato locale, ma le aspettative globali.
Un ospite entra in un hotel 3 stelle e si aspetta l’accoglienza formidabile che ha trovato in
Giappone, la puntualità che ha trovato in Svizzera e la pulizia dell’hotel di Singapore, in
cui ha soggiornato l’anno precedente.
Gli hotel non competono più solo tra loro... Competono contro i ricordi e le esperienze
vissute in precedenza dagli ospiti.
Il Mystery Guest serve proprio a rivelare le zone cieche, a mostrare le incoerenze e aiutare
l’hotel a riallineare servizio, identità e aspettative.
Senza questa figura, molti problemi potrebbero emergere troppo tardi, magari nelle
recensioni.


Come si diventa Mystery Guest?

Per operare come Mystery Guest non occorrono titoli di studio, né iscrizioni a un albo.
Quello che conta davvero, a parer mio, è la capacità di saper osservare senza essere visti
e interpretare senza giudicare.
Naturalmente, per poter lavorare come MG occorre una profonda conoscenza del
mondo dell’Ospitalità, capacità analitica, sensibilità nel valutare il servizio, attenzione
maniacale ai dettagli e capacità di scrivere report chiari e utili.
Il resto si impara con l’esperienza sul campo.
È un lavoro molto affascinante, ma anche molto più complesso di quello che sembra.


Come si struttura una tipica visita da Mystery Guest?

La struttura di un’inspection è, bene o male, sempre la stessa, anche se ogni visita è unica
e ha una storia a sé stante.
Generalmente i passaggi sono questi:


a. Studio online della struttura (sito, canali social, canali di distribuzione, comunicazione,
prezzi...)

b. Prenotazione anonima (generalmente telefonica, per studiare, ad esempio la
comunicazione o eventuali procedure di vendita).

c. Arrivo e check-in, come un ospite qualunque (magari al check in si può fare qualche
test per capire il livello di accoglienza, la propensione alla vendita o la conoscenza di
regole fondamentali, come la tutela della privacy)

d. Studio della camera (esaminando circa 60 aspetti differenti - accesso, pulizia,
amenities, tecnologia, comfort...).

e. Osservazione del servizio (front office, colazione, housekeeping, spazi comuni...)

f. Check-out e interazioni finali

g. Report dettagliato, con punteggi, foto, analisi e raccomandazioni operative.Il valore non è solo nella valutazione, ma nella traduzione in soluzioni pratiche.


Quali strumenti utilizzi nella tua attività?

Uso strumenti semplici, ma estremamente precisi:
• checklist di valutazione con oltre 200 punti,
• schede di osservazione comportamentale,
• metriche di servizio (tempi di risposta, accoglienza, linguaggio, pulizia...),
• foto documentali
• report finale strutturato, con punti di forza, criticità, priorità operative...
• Lampada di Wood (luce nera) per l’ispezione della camera


Niente deve essere lasciato al caso. E niente deve basarsi su opinioni personali.


Quali sono le criticità più ricorrenti che incontri in hotel?

Le più frequenti sono, praticamente, sempre le stesse: mancanza di un’identità chiara,
accoglienza poco curata, standard incoerenti, attenzione ai dettagli quasi nulla,
procedure di vendita inesistenti o trascurate, procedure operative assenti o non rispettate,
personale non formato o lasciato solo, pulizia non all’altezza delle promesse commerciali,
comunicazione disallineata tra sito, OTA e realtà, assenza di obiettivi chiari e condivisi.
Il problema, nella maggior parte dei casi, non è la mancanza di volontà, ma l’assenza di
metodo.


Come reagiscono gli hotel ai report del Mystery Guest?

Dipende molto dalla cultura aziendale. Ci sono albergatori che vivono l’esperienza come
un dono e altri come un attacco personale. (Con l’esperienza, poi, si impara anche a
utilizzare il giusto tatto nel raccontare le criticità).
La verità, però, è che un buon report non punta mai il dito, ma indica la strada.
La maggior parte degli albergatori, dopo lo shock iniziale (“non pensavo fossimo messi
così”), entra in una fase costruttiva. Ed è lì che avviene la vera crescita.


Qual è il messaggio che vuoi lasciare ai direttori e ai receptionist

sul valore della valutazione esterna?

Il messaggio è questo: nessuno, da solo, può vedere tutto, nemmeno il direttore più
esperto, nemmeno il receptionist più attento.
Non si tratta di assenza di competenze... L’abitudine e la quotidianità (intesa anche
come mancanza di tempo, sottratta dall’operatività), spesso, rendono ciechi e il compito
del Mystery Guest è proprio quello di restituire la vista.
Un’ispezione non deve essere vissuta come una minaccia, come un giudizio o come un
esame, ma come un atto d’amore verso l’hotel: serve per migliorare, non per punire.
E quando un hotel decide di mettersi a nudo e mostrarsi davvero senza filtri, inizia la
trasformazione e la vera magia!


Ringrazio Guido per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la sua esperienza e i suoi preziosi consigli sul mystery guest.

Per conoscere meglio la sua attività, vi invito a visitare i sui siti e a seguirlo sui canali social:

Linkedin Guido Libonati

Sito web: Hospitality cafè

Canale Youtube: Hospitality cafè

martedì 11 novembre 2025

Storie di accoglienza: intervista a Adriano De Sanctis

 

Intervista a Adriano De Sanctis, nella foto insieme al suo il suo cane
Chi è Adriano De Sanctis e come nasce il progetto Welcome Dog System?

Adriano De Sanctis è un imprenditore e consulente con oltre venticinque anni di esperienza nella gestione alberghiera. Dopo aver guidato per anni l’Hotel Marina, a Roseto degli Abruzzi, lo ha trasformato in uno dei primi esempi italiani di struttura realmente dedicata alle famiglie con animali. Da quell’esperienza concreta, fatta di errori, tentativi e risultati misurabili, è nata l’idea di creare un metodo replicabile: Welcome Dog System (https://welcomedogsystem.it/) , oggi parte del progetto Digital Pet Marketing ( https://digitalpetmarketing.it/ )
L’obiettivo era colmare un vuoto: fornire agli hotel strumenti concreti per passare da un semplice “sì, accettiamo animali” a una vera accoglienza integrata. Il sistema unisce analisi degli spazi, formazione dello staff, servizi personalizzati e comunicazione efficace, con un approccio misurabile in termini di prenotazioni, reputazione e fidelizzazione. La spinta principale nasce dall’osservazione di un fenomeno reale: sempre più turisti viaggiano con animali, ma la maggior parte delle strutture non è pronta ad accoglierli in modo organizzato.


Essere “pet friendly” è una moda o una reale esigenza del mercato turistico?

Non è una moda, è un cambiamento strutturale del mercato. In Italia ci sono oltre 16 milioni di famiglie con animali domestici, e la tendenza è in crescita in tutta Europa. Basta osservare i dati di piattaforme come Booking o Airbnb, dove la voce “animali ammessi” è tra i filtri più utilizzati nella ricerca. Chi viaggia con un animale non cerca più un’eccezione: cerca una vera esperienza di vacanza inclusiva, senza rinunce.
Essere pet friendly oggi significa intercettare una fascia di clientela stabile, disposta a pagare di più per un’accoglienza coerente. Non è solo empatia verso gli animali, ma un vantaggio competitivo: le strutture che adottano questa filosofia riducono la dipendenza dalle OTA, migliorano l’occupazione nei periodi di bassa stagione e ottengono recensioni organiche più alte. Un esempio concreto: diversi hotel che hanno applicato il metodo Welcome Dog System hanno registrato un aumento delle prenotazioni dirette fino al 20% in meno di un anno.


Quali sono gli errori più comuni che le strutture commettono quando si dichiarano pet friendly?

L’errore più frequente è pensare che basti dire “pet friendly” per esserlo davvero.
Molti hotel pubblicano una foto di un cane sul sito o mettono una ciotola in camera e credono di aver risolto. Ma poi impongono restrizioni di peso (“solo fino a 10 kg”), vietano l’accesso in ristorante o fanno pagare supplementi sproporzionati per la pulizia. Queste contraddizioni generano frustrazione e recensioni negative.
Un altro errore comune è non avere una pet policy chiara e diffusa: capita spesso che il personale non sappia nemmeno quali regole comunicare. Oppure che il sito web parli di “accoglienza per animali” e al check-in arrivino limitazioni non dichiarate. In un’epoca in cui la reputazione digitale è tutto, questa incoerenza può compromettere la fiducia del cliente. La regola è semplice: se un ospite con cane deve chiedere “ma può entrare qui?”, qualcosa non funziona.


Cosa serve per diventare davvero pet friendly?

Servono tre pilastri: spazi, servizi e persone.
Gli spazi devono essere pensati, non improvvisati: camere facili da pulire, aree esterne dedicate, percorsi sicuri, zone ristoro accessibili anche con animali. I servizi devono essere concreti: welcome kit con tappetino, ciotole e copertina; zone dog wash per sciacquare il cane dopo la spiaggia; spazi ombreggiati e punti acqua nei giardini o nelle aree comuni.
Ma il vero salto di qualità arriva dalle persone. Un’accoglienza pet friendly efficace nasce da uno staff formato, capace di gestire situazioni pratiche (come un cane che abbaia in camera o un ospite che teme gli animali) con equilibrio e professionalità. Non serve essere amanti dei cani: serve essere preparati. In molte strutture seguite da Welcome Dog System, il cambiamento più visibile non è stato l’arredo, ma l’atteggiamento dello staff.


Quali sono i servizi che fanno la differenza?

Le esperienze migliori derivano da servizi semplici ma studiati con attenzione. Un esempio è il “Dog Corner”, una piccola area relax con acqua fresca, ombra e biscotti, che costa pochissimo ma genera entusiasmo tra i clienti. Oppure la “Dog Breakfast Area”, uno spazio esterno dove gli ospiti possono fare colazione con il proprio cane senza sentirsi esclusi.
Altri hotel hanno introdotto la figura del “Pet Concierge”, che fornisce informazioni su spiagge accessibili, veterinari, dog sitter o percorsi naturalistici nei dintorni. In alcuni casi si creano perfino pacchetti esperienziali: trekking con cane, shooting fotografici, giornate al lago o in spiaggia riservate.
Il valore percepito cresce perché l’hotel dimostra di aver pensato anche all’ospite a quattro zampe. E questo, nel mondo del turismo esperienziale, fa la differenza.


Cosa puoi dirmi sulla formazione e sul ruolo del  “pet receptionist”?

La formazione è la base dell’accoglienza consapevole. In molte strutture lo staff non è preparato, e questo genera incomprensioni. Un receptionist che reagisce con fastidio o incertezza al cliente con cane rovina tutto il lavoro di marketing.
Un “pet receptionist” formato, invece, sa gestire le domande, anticipare i bisogni e trasmettere serenità. Deve conoscere la pet policy, i servizi interni, le regole di convivenza e i partner esterni (come toelettatori o veterinari). Sa quando intervenire e come prevenire problemi tra ospiti con e senza animali.
In diverse strutture formate con Welcome Dog System abbiamo introdotto micro-script per l’accoglienza: semplici frasi e atteggiamenti che trasformano il check-in in un momento positivo. Non serve improvvisare: serve metodo.


Opportunità economiche e strategie di revenue, cosa puoi dirmi in merito?

Un hotel pet friendly ben organizzato può generare ricavi aggiuntivi significativi.
Oltre all’aumento delle prenotazioni, ci sono servizi a pagamento come il pet set premium, il dog sitting, la toelettatura su richiesta o i pacchetti weekend “Pet Lovers”. Ogni servizio può diventare una leva di upselling e cross-selling se gestito correttamente.
Ad esempio, un hotel in Romagna che ha adottato il sistema ha creato un “Dog Relax Package” con camera dedicata, menù personalizzato e servizio fotografo: risultato, camere vendute al 25% in più rispetto alla tariffa standard.
Essere pet friendly non è un costo, ma una strategia di posizionamento. Chi lo capisce prima, conquista il mercato.


C'è un messaggio che vorresti lasciare agli hotel che vogliono iniziare questo percorso?

Non serve trasformare subito la struttura, serve iniziare con consapevolezza. Il primo passo è analizzare lo stato attuale: come vengono accolti gli animali oggi, quali limiti esistono, come reagisce lo staff.
Poi serve una visione chiara: a che livello voglio arrivare? Voglio essere semplicemente accogliente o diventare un punto di riferimento per i pet lovers?
Il cambiamento parte dalle persone e dalla mentalità, non dai metri quadrati.
Chi ha il coraggio di fare questo passo non solo attira nuovi clienti, ma costruisce una reputazione autentica, basata su esperienze reali e soddisfazione.
Perché il vero pet friendly non è quello che mette una ciotola… è quello che fa sentire a casa, insieme.


Ringrazio Adriano per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la sua esperienza e i suoi preziosi consigli del mondo pet friendly.

Per conoscere meglio la sua attività, vi invito a visitare i sui siti e a seguirlo sui canali social:

Linkedin Adriano De Sanctis

Sito web: Welcome Dog System

Sito web: Digital pet marketing

martedì 4 novembre 2025

Storie di accoglienza: ospitalità autentica

 

Fontana nel lago a Vondelpark, Amsterdam

Immedesimarsi nei nostri ospiti ci può servire per capire meglio come poterli aiutare.

Nell’estate del 2024 ho incontrato una coppia di ospiti italiani in vacanza ad Amsterdam. Marito e moglie, entusiasti di scoprire i Paesi Bassi per la prima volta. Sin dal loro arrivo, però, ho percepito una difficoltà importante: non parlavano inglese, e questo li metteva in imbarazzo in molte situazioni quotidiane.

Ho deciso allora di mettermi nei loro panni e di assisterli in tutto ciò che potevo. Mi sono occupato personalmente delle prenotazioni dei tour e delle escursioni, e ho selezionato ristoranti sicuri per il marito, celiaco. Ho preparato una lista di posti in cui poter mangiare senza rischi, ho dato loro consigli pratici per muoversi con i mezzi pubblici, acquistare biglietti e visitare i musei più belli senza stress.

Non si trattava solo di dare informazioni, ma di accompagnarli davvero nella loro esperienza, con attenzione e sensibilità. La coppia ha colto questo impegno e mi ha ringraziato più volte, sottolineando che avevo fatto qualcosa che andava oltre il mio lavoro. Le loro parole, piene di gratitudine, mi hanno confermato che gentilezza ed empatia sono il cuore dell’ospitalità autentica.

Questa esperienza mi ha insegnato (anzi, ricordato) che a volte basta poco  un gesto di disponibilità, un ascolto sincero, una mano tesa — per trasformare un viaggio in un ricordo indimenticabile.

👉 Accogliere significa entrare nel mondo dell’altro, comprenderne i bisogni e rendere ogni soggiorno unico.

✨ E tu? Ti è mai capitato di vivere o offrire un’accoglienza che ha fatto davvero la differenza? Raccontalo nei commenti o inviami un messaggio tramite il modulo di contatto.

martedì 28 ottobre 2025

Storie di accoglienza: intervista a Gabriele Maria Cucolo

 
Gabriele Maria Cucolo
Chi 
è Gabriele Maria Cucolo?

Gabriele Maria Cucolo è un regista e fotografo professionista che da oltre venticinque anni racconta l’ospitalità attraverso le immagini.

La sua carriera inizia alla fine degli anni Novanta con gli hotel della Famiglia Agnelli, dove sviluppa una sensibilità particolare per la luce e per l’equilibrio tra comfort, design e narrazione visiva.
Da allora ha collaborato con alcune delle realtà più prestigiose dell’hôtellerie italiana: 
il Principe di Piemonte a Viareggio, le strutture della famiglia Ferragamo, gli Antinori, il raffinato Borgo Scopeto Relais nel cuore della Toscana, e numerosi hotel quattro e cinque stelle tra i più rappresentativi del panorama nazionale.

È fondatore dei brand Foto per Hotel e paginevideo.it, e insegna Food Photography presso Confesercenti, con l’obiettivo di trasmettere ai professionisti del settore l’importanza dell’immagine come strumento strategico di identità e posizionamento.
La sua visione è quella di un fotografo che non si limita a “riprendere” gli spazi, ma ne coglie l’anima, trasformando l’architettura e la luce in un linguaggio narrativo e poetico.


In che cosa consiste il tuo lavoro e come si differenzia da quello di un fotografo generico?

Il mio lavoro non è semplicemente fotografare un luogo, ma raccontare la sua promessa di ospitalità.

La differenza rispetto a un fotografo generico è che ogni scatto nasce da una conoscenza profonda dell’hôtellerie: dei tempi, dei ruoli, delle esigenze operative di chi vive e dirige una struttura.

Un fotografo d’hotel deve capire le priorità del direttore, i ritmi del personale, l’importanza della coerenza visiva. Non fotografa “ambienti”, ma esperienze.
Ogni immagine deve servire uno scopo preciso — emozionare, informare, far scegliere — mantenendo sempre l’equilibrio tra bellezza e verità. È questo che distingue la fotografia “per hotel” da quella semplicemente d’interni.


Quanto è importante oggi l’immagine visiva per un hotel o una struttura ricettiva?

L’immagine è oggi il linguaggio principale del turismo.
In un’epoca in cui la prenotazione nasce da uno scroll di pochi secondi, la fotografia è la chiave che decide se l’attenzione si ferma o passa oltre.
Una buona immagine non è decorativa: è funzionale al valore percepito.
Può influire sulla fiducia, sulla scelta e persino sul prezzo medio accettato dal cliente.
La fotografia, in fondo, è il primo servizio che un hotel offre a chi ancora non lo conosce.


Cosa comunica una buona fotografia di hotel e cosa rischia di comunicare un’immagine fatta “alla buona”?

Una buona fotografia comunica cura, calore e identità.
Restituisce il senso del luogo, la sua atmosfera e il rispetto per il dettaglio.
Un’immagine fatta “alla buona” comunica invece trascuratezza e mancanza di visione.
Nel settore dell’ospitalità questo significa, concretamente, perdere valore: un’inquadratura sbagliata o una luce povera possono ridurre il prezzo medio percepito e compromettere la reputazione visiva della struttura.
L’immagine, prima ancora del prezzo, è ciò che racconta il livello di attenzione e professionalità dell’hotel.



Quali sono gli elementi che rendono una foto “efficace” nel trasmettere accoglienza, comfort ed emozione?

Una fotografia è efficace quando riesce a far percepire un’esperienza, non solo uno spazio.
Gli elementi fondamentali sono:
 • Luce naturale controllata, morbida e coerente con il tono della struttura.
 • Composizione rigorosa e proporzioni realistiche, senza forzature.
 • Coerenza cromatica, equilibrio tra temperatura della luce e materiali.
 • Dettagli narrativi che suggeriscono vita e comfort: un telo piegato, un vapore di caffè, un gesto umano.
 • Atmosfera: il punto in cui tecnica e sensibilità si fondono per creare emozione.
In una foto d’hotel la tecnica è invisibile, ma la sensazione è tutto.


Nelle tue foto si percepisce una “storia”. Quanto è importante raccontare l’anima della struttura attraverso le immagini?

È fondamentale.
Ogni hotel ha una propria identità e un proprio ritmo emotivo, che va raccontato.
Nel Principe di Piemonte, ad esempio, ogni piano rappresenta un’epoca stilistica diversa e la fotografia deve restituire quella pluralità elegante.
In luoghi come Borgo Scopeto Relais, invece, la luce diventa racconto del territorio, la pietra e l’ulivo si fanno linguaggio.
Raccontare l’anima di un hotel significa entrare in sintonia con la sua vocazione emotiva: il silenzio di una spa, la convivialità di una sala colazioni, il chiarore dorato di un tramonto toscano.
La fotografia, in questo senso, è una forma di empatia visiva.


Ci sono dettagli o momenti che cerchi sempre di valorizzare?

Sempre.
Cerco la luce autentica, quella che modella i volumi senza artifici.
Cerco le transizioni di tempo: l’alba che filtra tra le tende, il riflesso del tardo pomeriggio sul marmo, la quiete prima del servizio serale.
Prediligo colori naturali, mai saturi, e la presenza umana discreta, quella che suggerisce l’accoglienza senza imporsi.
Sono attratto dai momenti di sospensione — quelli in cui lo spazio sembra respirare. È lì che, spesso, l’immagine diventa poesia.


Quanto è importante conoscere il mondo dell’hospitality per fotografarlo bene?

Conoscerlo è indispensabile.
Un fotografo che ignora le dinamiche dell’hôtellerie rischia di interferire, di disturbare, di non capire i tempi e le priorità.
Chi lavora in questo settore deve avere la sensibilità del direttore e l’occhio dell’ospite.
Solo così può produrre immagini che rispettano il lavoro di chi vive la struttura e, allo stesso tempo, ne valorizzano il potenziale narrativo.
Fotografare un hotel significa anche comprendere la filosofia di chi lo gestisce.


Ci sono corsi e/o percorsi che consigli a chi vuole intraprendere questa strada?

Suggerisco un percorso di formazione completo, che unisca tecnica, cultura e sensibilità.
 • Studiare fotografia d’interni e architettura, per padroneggiare luce e prospettiva.
 • Approfondire color grading e gestione del colore per stampa e digitale.
 • Conoscere il mondo dell’hôtellerie dall’interno, osservando come si muovono i reparti.
 • Sviluppare un occhio narrativo, capace di vedere la scena prima di scattarla.
E poi lavorare come assistente su set veri: è lì che si impara la cosa più importante — rispettare il tempo e la luce.


Pensi che l’intelligenza artificiale potrà sostituire, almeno in parte, la fotografia tradizionale nel settore turistico?

Credo che l’IA sia uno strumento utile, ma non un sostituto.
Può aiutare nella pre-visualizzazione o nella post-produzione, ma non potrà mai sostituire la sensibilità dell’occhio umano.
L’ospitalità è fatta di verità, e la verità richiede presenza.
L’IA potrà simulare la luce, ma non potrà mai percepire l’emozione di quella luce.
Il futuro sarà un equilibrio intelligente tra tecnologia e visione umana — ma la fiducia dell’ospite nasce ancora da ciò che riconosce come reale.


Quali sono gli errori più comuni che gli hotel commettono quando pubblicano foto online?

Gli errori più frequenti sono:
 • Immagini scattate col telefono, con luci miste e spazi deformati.
 • Mancanza di coerenza visiva tra i vari ambienti.
 • Saturazioni eccessive, luci fredde, ombre verdi.
 • Assenza di storytelling: tante foto, nessuna emozione.
 • Errori di regia visiva, dove la somma delle immagini non costruisce una narrazione coerente.
In un mondo in cui tutti scattano, la differenza la fa chi pensa prima di farlo.


Cosa consiglieresti a una piccola struttura che non ha ancora investito in un servizio fotografico professionale?

Iniziare con pochi scatti, ma impeccabili.
Concentrarsi su ciò che davvero definisce la propria identità: la camera tipo, la colazione, l’esterno, un dettaglio che parli di autenticità.
Scegliere la luce giusta, curare la pulizia visiva e affidarsi a un professionista che conosca il linguaggio dell’hôtellerie.
Ogni immagine ben realizzata è un seme di valore che cresce nel tempo.
Non si tratta di “spendere per le foto”, ma di investire nella percezione: l’unico bene intangibile che, nel turismo, fa davvero la differenza.


Ringrazio Gabriele per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la sua esperienza, la sua visione e la sua profonda sensibilità verso il mondo dell'ospitalità.

Per conoscere meglio la sua attività, vi invito a visitare il suo sito e a seguirlo sui canali social:

Linkedin Gabriele Maria Cucolo

Sito web: Foto per Hotel

Sito web: Pagine video

martedì 21 ottobre 2025

Storie di accoglienza: intervista a Arianna Sanguedolce

 
Arianna Sanguedolce
Chi è Arianna Sanguedolce?

Professionista con oltre dieci anni di esperienza nel settore dell’Hospitality, ha iniziato il suo percorso dopo il diploma in linguistica moderna, ricoprendo ruoli chiave in hotel, dalla Receptionist fino a General Manager. Ha arricchito la propria formazione con master e specializzazioni, sviluppando competenze in accoglienza, gestione operativa e servizio clienti di alto livello. Parallelamente alla carriera alberghiera, ha coltivato una forte passione per l’organizzazione di eventi, diventando Wedding Planner. Nel 2024 ha ampliato la propria expertise nel lusso e nel revenue management, seguendo l’apertura della struttura “Altavilla Holidays House” a Marsala, esempio concreto della sua visione di ospitalità: attenzione minuziosa ai dettagli ed esperienze memorabili per gli ospiti. Oltre alla gestione di strutture ricettive, si dedica alla formazione e consulenza in ambito Hospitality, gestione extra-alberghiera e organizzazione eventi. Collabora con aziende e brand rinomati, partecipa attivamente a conferenze nazionali ed è socia AIRA. In qualità di Hospitality Manager, supporta imprenditori, manager e professionisti nella creazione di esperienze innovative e di valore nel mondo dell’ospitalità e degli eventi. Oggi offre consulenze personalizzate e ha fondato la Symbio Academy dove forma aspiranti professionisti del settore attraverso corsi online dedicati. 


Arianna, parlaci della professione del wedding planner.

Il wedding planner è un professionista specializzato nella progettazione, organizzazione e gestione di matrimoni, con competenze che spaziano dal project management alla consulenza stilistica, dalla logistica alla comunicazione. Il suo ruolo è quello di trasformare le esigenze e i desideri degli sposi in un evento coerente, armonico e perfettamente eseguito, rispettando tempi, budget e qualità. Per farlo, il wedding planner analizza le richieste della coppia, propone soluzioni personalizzate, seleziona e coordina i fornitori, cura l’estetica dell’evento e supervisiona ogni fase, dalla pianificazione iniziale fino alla regia del giorno del matrimonio. È una figura che richiede precisione, creatività, empatia e una spiccata capacità di problem solving, oltre a una solida conoscenza delle normative, delle tecniche di allestimento e dei flussi operativi. La sua attività si basa su una gestione strutturata del progetto, con timeline dettagliate, contratti, sopralluoghi e briefing operativi, e si completa con una presenza discreta ma costante durante l’evento, per garantire che ogni dettaglio sia eseguito secondo le aspettative. 


In che modo opera il wedding planner?

Il wedding planner può operare come libero professionista, all’interno di agenzie specializzate o come consulente per location e strutture ricettive, e spesso si avvale di software gestionali e strumenti digitali per ottimizzare il lavoro. La formazione può includere corsi in event management, design, hospitality e comunicazione, con certificazioni riconosciute a livello internazionale. In sintesi, il wedding planner è il regista invisibile di un evento complesso, che unisce competenze tecniche e sensibilità estetica per creare un’esperienza memorabile e perfettamente orchestrata. 


Come si costruisce un rapporto di fiducia con i clienti? E come si gestiscono le loro richieste e le loro "paure"?

Costruire un rapporto di fiducia con i clienti è il primo passo fondamentale per ogni wedding planner. Non si tratta solo di organizzare un evento, ma di entrare in sintonia con una coppia che sta affidando a un professionista uno dei momenti più importanti della propria vita. La fiducia nasce dall’ascolto attivo, dalla trasparenza nella comunicazione e dalla capacità di anticipare dubbi e paure, trasformandoli in soluzioni concrete. I futuri sposi spesso temono che qualcosa possa andare storto, che il budget venga superato o che le loro idee non vengano rispettate: il wedding planner deve saper rassicurare, guidare e dimostrare competenza in ogni fase, senza mai perdere di vista l’empatia. Quando il matrimonio si svolge in hotel, l’organizzazione assume una dimensione ancora più strutturata. La location offre vantaggi logistici e servizi integrati, ma richiede una pianificazione attenta e una perfetta sinergia con il personale interno. Si parte con un sopralluogo, seguito dalla definizione del layout degli spazi, dalla scelta del menù, dalla gestione degli allestimenti e dalla coordinazione dei fornitori esterni. Ogni dettaglio, dalla cerimonia alla festa, deve essere armonizzato con le regole e le tempistiche dell’hotel. Quanto tempo serve per organizzare tutto? Dipende dalla complessità dell’evento e dalla disponibilità degli sposi, ma in genere si consiglia di iniziare almeno sei mesi prima. Questo permette di avere margini per personalizzare, prenotare i migliori fornitori e affrontare eventuali imprevisti con serenità. Tuttavia, anche i matrimoni last minute possono essere gestiti con successo, se si ha un metodo collaudato e una rete di collaboratori affidabili. Se sei appassionato del settore e vuoi scoprire come trasformare questa professione in una carriera, sul mio sito troverai corsi dedicati, strumenti pratici e contenuti esclusivi pensati per chi vuole fare la differenza nel mondo del wedding planning. Il primo passo? Iniziare a guardare il matrimonio non solo come un evento, ma come un progetto da realizzare con cuore, tecnica e visione.


Perché scegliere come location un hotel?

Scegliere un hotel come location per il matrimonio è una scelta strategica che porta vantaggi concreti sia agli sposi, sia agli operatori del settore. Per gli albergatori, ospitare matrimoni rappresenta un’opportunità di business importante: non si tratta solo di affittare una sala, ma di offrire un’esperienza completa che può includere pernottamenti, ristorazione, servizi aggiuntivi e pacchetti personalizzati. Un matrimonio ben riuscito genera visibilità, fidelizza i clienti e può trasformarsi in una vetrina per l’intera struttura.

Per una wedding planner, lavorare stabilmente all’interno di un hotel può essere una svolta professionale. Avere una base fissa significa poter contare su spazi conosciuti, personale interno con cui instaurare una collaborazione solida e una logistica semplificata. Ma non per questo il lavoro diventa ripetitivo: ogni coppia porta con sé una storia diversa, gusti unici e sogni da realizzare. Il wedding planner diventa così una scenografa che trasforma lo stesso luogo in ambientazioni sempre nuove, adattandolo di volta in volta a stili, colori e atmosfere differenti.

In alcuni casi, la collaborazione può evolvere in una vera e propria assunzione da parte dell’hotel, offrendo alla wedding planner una posizione più stabile, con continuità lavorativa e la possibilità di crescere all’interno di una struttura ricettiva. È una sinergia che funziona: l’hotel valorizza i suoi spazi attraverso eventi curati nei minimi dettagli, mentre la wedding planner lavora in un ambiente organizzato, con risorse a disposizione e una rete di contatti consolidata.


Che emozioni provi nel vedere il risultato finale di un matrimonio?

Quando arriva il momento di vedere il risultato finale di un matrimonio, mi sento profondamente soddisfatta. Ogni dettaglio, ogni scelta, ogni ora di lavoro trova finalmente il suo senso nel sorriso degli sposi, negli sguardi commossi degli invitati, nell’atmosfera che si respira. È una sensazione di pienezza, di appagamento autentico: sapere di aver contribuito a rendere felici gli altri, di aver trasformato un sogno in realtà, mi regala una gioia che ripaga ogni fatica.

C’è qualcosa di magico nel vedere un luogo prendere vita, nel sentire che tutto è andato come doveva. In quei momenti non penso più alle corse, alle telefonate, alle notti passate a pianificare: penso solo che ne è valsa la pena. E sorrido, perché so di aver fatto la differenza.


C'è qualcosa che vorresti condividere con chi sta pensando di intraprendere la carriera di wedding planner? Quale è il consiglio più importante che ti sentiresti di dare sulla base della tua esperienza professionale e personale?

A chi sta pensando di intraprendere la carriera di wedding planner, vorrei dire una cosa molto semplice ma fondamentale: sceglietela con il cuore. È una professione meravigliosa, creativa, piena di emozioni e soddisfazioni, ma richiede anche tanto impegno, sacrificio e una grande dose di energia. Ci sono giornate lunghe, serate di lavoro, weekend impegnati — soprattutto in alta stagione — e momenti in cui la stanchezza si fa sentire. Se non c’è una vera passione alla base, tutto questo può diventare pesante.

Il consiglio più importante che mi sento di dare, sulla base della mia esperienza, è di non voler fare tutto da soli. Delegare, affidarsi e fidarsi sono azioni che fanno la differenza. Lavorare in squadra alleggerisce il carico, migliora la qualità del lavoro e rende ogni evento più fluido e piacevole. Circondarsi di persone competenti e affiatate è una delle chiavi per resistere alla fatica e godersi davvero il percorso.

Quindi sì, è una scelta di cuore. Ma se il cuore c’è, ogni fatica si trasforma in entusiasmo, ogni sfida diventa stimolo, e ogni matrimonio diventa un’opera unica da costruire insieme.


Ringrazio Arianna per la disponibilità e per aver condiviso con noi la sua esperienza e la sua passione nel mondo del wedding planning.


Per conoscere meglio la sua attività e i corsi dedicati ai futuri professionisti del settore, vi invito a visitare il suo sito e a seguirla sui canali social:

LinkedIn Arianna Sanguedolce

LinkedIn Symbio Academy - Hospitality 

Sito web Arianna Sanguedolce